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02 02 2015

Le banche del territorio motore di sviluppo dell’economia locale

Un convegno organizzato della Cassa di Risparmio di Volterra, a cui ha partecipato il Direttore Generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi, ha fatto il punto sul ruolo e sulle prospettive delle banche locali.

La conoscenza del cliente è ancora un punto di forza distintivo, ma sono molte le sfide da affrontare per continuare a offrire un supporto al territorio in uno scenario competitivo e tecnologico in rapida evoluzione.

Volterra, 2 febbraio 2015 – Le banche del territorio possono svolgere ancora un ruolo importante per lo sviluppo locale a condizione che riescano ad interpretare le nuove esigenze dei clienti e ad affrontare le sfide che le normative e il mercato impongono in termini di patrimonio, efficienza, redditività e governance. E’ questo il messaggio che emerge dal convegno che la Cassa di Risparmio di Volterra ha organizzato sul tema “Il presente e il futuro delle banche del territorio in un mondo che cambia” a cui hanno partecipato oltre 100 rappresentanti del mondo produttivo e finanziario toscano.

L’incontro, che si è svolto presso il Centro Studi Santa Maria Maddalena della Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, ha avuto il suo momento centrale nell’intervento di Salvatore Rossi, Direttore generale della Banca d’Italia e Presidente IVASS.

“Le banche territoriali avranno un futuro se sapranno sfruttare quelle caratteristiche peculiari che le caratterizzano e le distinguono dalle altre banche; in particolare, la capacità di valutare le potenzialità delle imprese locali non solo in base ai parametri di bilancio, ma anche grazie ad una conoscenza più ampia e privilegiata derivante dalla vicinanza al soggetto che chiede il credito”, ha dichiarato il Direttore Generale di Banca d’Italia. Un punto di forza che, però, può trasformarsi in debolezza quando “questa vicinanza – ha continuato Rossi – si trasforma in una relazione privilegiata con l’imprenditore non più fondata sulle caratteristiche vere e sane dell’impresa. Una degenerazione del rapporto che deve essere, dunque, attentamente evitata”.

Nel corso del suo intervento, Rossi ha anche presentato i risultati di un’indagine realizzata dalla Banca d’Italia (con dati aggiornati alla fine del 2013) che ha messo a confronto le caratteristiche dei primi 5 gruppi bancari nazionali con quelle delle circa 280 banche locali italiane. Queste ultime rappresentano un sottoinsieme delle 500 “banche del territorio” e sono state individuate sulla base di due parametri: la concentrazione geografica dei prestiti e la rilevanza nell’area di insediamento. Le banche locali così definite hanno quote di mercato pari al 3,8% del totale degli attivi e al 5,8% dei totale dei prestiti alle imprese, contro rispettivamente il 52,9% e il 53,8 dei top 5. Presentano, dunque, una maggiore propensione relativa ad erogare prestiti – confermata anche dal tasso di crescita annuo dei finanziamenti concessi, costantemente superiore a quello delle banche maggiori negli ultimi 7 anni presi in esame dall’indagine – e lo fanno in particolare alle piccole e piccolissime imprese. Guardando alla specializzazione per settori produttivi, le banche locali si rivolgono in prevalenza all’agricoltura e alle costruzioni. I grandi gruppi sono specializzati nella manifattura e nell’energia. L’elevata concentrazione dei prestiti in aree geografiche circoscritte e in settori, quali quello immobiliare, che hanno risentito di più della crisi, si è riflessa in un peggioramento più marcato della qualità del credito, soprattutto negli ultimi due anni. Nonostante ciò, la redditività delle piccole banche si è mantenuta positiva, mentre quella delle top 5 è stata fortemente negativa; inoltre, la raccolta di risparmio al dettaglio delle banche locali è tendenzialmente più stabile e meno costosa. Questo elemento di solidità è emerso con chiarezza dall’analisi del “funding gap”, cioè dell’ammontare dei prestiti concessi non coperta dalla raccolta di risparmio al dettaglio, che le banche locali non presentano e che, invece, nei grandi gruppi bancari è rilevante.

Nella sua relazione il Presidente della Cassa di Risparmio di Volterra, Giovanni Manghetti, ha rivendicato il ruolo importante e utile che ancora svolgono le banche del territorio, rimarcando come “l’indipendenza totale dalla politica che le Casse di Risparmio e le altre banche locali sono riuscite a conquistare favorisca sicuramente la buona gestione e una sana progettualità per lo sviluppo dell’economia della comunità nella quale operano”. E nel valutare la validità per il futuro del modello di banca che propongono le realtà minori, non va sottovalutato – ha continuato Manghetti – l’approccio da house bank che generalmente assumono nei confronti dell’imprenditoria locale, sicuramente meno prociclico rispetto a quello dei grandi gruppi. Per quanto riguarda le normative, ha poi aggiunto il presidente di CRV, “è giusto che le banche del territorio rispettino le regole del gioco come tutti, ma è necessario applicare concretamente quel principio di proporzionalità che, seppure già riconosciuto, ha ancora difficoltà nel tradursi in pratica creando molte difficoltà alle banche di minori dimensioni”.

“La nostra Fondazione è una delle 12 che in Italia ancora detengono la maggioranza del capitale di una banca e questo dimostra quanto crediamo nella sua utilità, attuale e futura, per il territorio”, ha dichiarato Augusto Mugellini, Presidente della Fondazione CRV. “E’ un rapporto che rappresenta un nostro punto di forza e che vogliamo preservare. In questi anni – ha proseguito Mugellini – il binomio Fondazione e Cassa di risparmio, nella distinzione dei ruoli che prevede la legge, ha ottenuto risultati importanti per lo sviluppo economico della nostra comunità e molto ancora vogliamo fare, impegnandoci soprattutto per dare ai giovani la possibilità di progettare un futuro dove sono nati, senza essere costretti a emigrare”.

“Le banche del territorio sono un presidio insostituibile” ha precisato il sindaco di Volterra, Marco Buselli. “Interi territori – ha continuato il sindaco – sarebbero presto abbandonati a se stessi senza la possibilità di avere un rapporto strategico con la banca di riferimento. La Cassa di Risparmio di Volterra ha saputo interpretare in modo intelligente questo ruolo e costruire rapporti virtuosi, funzionali allo sviluppo armonico del territorio”.

La Cassa di Risparmio di Volterra, fondata nel 1494 come Monte Pio, si è sempre distinta per la sua stretta relazione con il territorio e per il costante impegno volto a favorire lo sviluppo dell’economia locale attraverso prodotti e servizi specifici per le piccole e medie imprese, per le attività artigianali, commerciali e agricole. Attualmente ha 500 dipendenti e dispone di 70 filiali con cui opera non solo nella provincia di Pisa, ma anche in quelle di Livorno, Firenze, Siena, Lucca e Grosseto. Per ulteriori informazioni consultare il sito all’indirizzo www.crvolterra.it.

 

Flavio Padovan
Ufficio Stampa CRV
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